United artists of Italy. Fotografi e artisti si raccontano a Milano

Giorgio de Chirico in gondola, sullo sfondo il Palazzo Ducale della Serenissima. Ritratto veneziano. Così l’ha immortalato la macchina fotografica di Aurelio Amendola. È uno dei 200 scatti in mostra al Palazzo delle Stelline, a Milano, fino al 31 gennaio. United Artists of Italy è un dialogo: interazione tra i fotografi italiani e i loro soggetti, gli artisti italiani. Non tutti noti, alcuni conosciuti solo all’interno dell’ambiente. Pittori, designer, scrittori, architetti, visti attraverso l’obiettivo d’autore.

 

Così dall’occhio di Luigi Ghirri esce la serie quasi pittorica dell’atelier di Giorgio Morandi. Sequenza che rende molto bene l’attenzione e il metodo di lavoro impiegato dal pittore e lascia sospese nel tempo e nello spazio delle vere e proprie nature morte, eco dell’opera del maestro. Dallo studio pittorico al ritratto d’ambientazione: Gabriele Basilico cattura Alberto Burri, piccola figura prigioniera della struttura architettonica che la sovrasta, i grigi ex seccatoi del tabacco di Città di Castello. Sempre Burri, ma visto nel ’76 a Napoli da Mimmo Jodice, che lo colse di fronte a un cretto nero. Poi arrivano gli scatti di Ugo Mulas che raccontano la routine artistica di Lucio Fontana: il lavoro, l’occhio vitreo dell’artista, la tela bucata dal punteruolo.

Dall’arte alla letteratura, Federico Garolla sorprende Italo Calvino e Pier Paolo Pasolini, a cena mentre chiacchierano tra loro. Un occhio attento quello di Garolla, che trascende il personaggio celebre, con il quale piuttosto entra in una relazione più confidenziale, rivelata poi sulla pellicola.

Non poteva mancare all’appello Gianni Berengo Gardin: fotografie del dopoguerra, dell’Italia operosa che cresce. L’Italia delle proteste che vedono scendere in campo anche l’anziano Giuseppe Ungaretti con la poetessa Milena Milani. Tra i già citati, anche i bianchi e neri di Mario Giacomelli, Ferdinando Scianna, Claudio Abate, Mario Dondero, Uliano Lucas. Predominanza del primo piano, del particolare isolato dal suo contesto quotidiano, ricollocazione di spazi e gesti ai fotografi familiari.

 

«Il massimo di tensione sul contemporaneo – spiega Massimo Minni, curatore della mostra – lo si raggiunge non con il corpo dell’opera, ma con quello dell’autore, che vive nel proprio tempo, lo interpreta, gli dà voce, lo fonda, definendone i contorni spaziali e temporali». L’esposizione ha questo obbiettivo: svelare il mondo di artisti e scrittori, fatto di relazioni, amicizie, collaborazioni. Rimandi e richiami, clin d’oeil che si inseguono ora attraverso la fotografia, ora attraverso l’arte.

barbara.leoni@gmail.com

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